Gilgi, una di noi

Il primo libro che leggo ogni anno è da un po’, come per tradizione, qualcosa di arrivato sotto l’albero. Quasi sempre qualche titolo inaspettato.

Ed è stato del tutto inaspettata la storia e l’evolversi di questoGilgi, una di noi” (L’Orma editore) scritto da Irmgard Keun negli anni ’30 e ambientato nella Germania di quel tempo.

All’epoca il libro venne bruciato, ma non prima di ricevere un grosso consenso in tutta Europa, tanto da venir pubblicato, censurato, anche nell’Italia fascista.

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I Pokemon, la serendipità, le storie

Mi è tornata voglia di scrivere. E sì, diamo pure la colpa ai Pokemon.

Perché quando cerchi qualcosa da raccontare e niente ti sembra ne valga abbastanza la pena, anche i Pokemon possono tornare buoni a portare un po’ di serendipità e a farti trovare cose inattese.

Perché in fondo è anche per catturare qualche Pokemon che oggi sono andata a fare colazione in corso Fiume, da Lesca, camminando per non sentirmi in colpa per quella deliziosa brioche, ed è per scappare da un grosso ragazzone in piazza Pajetta che, accortosi del mio tentativo di conquistare la “sua” palestra Pokemon, ha iniziato ad inseguirmi apostrofandomi in malo modo, che mi sono infilata tra le bancarelle del Barlafus, il mercantino dell’antiquariato e delle cose vecchie di Vercelli. E così, approfittando del fatto che ero sola, con marito in montagna e poca fretta di ritrovarmi a camminare per strade poco frequentate, mi sono fermata in una di quelle bancarelle piene di libri datati.

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prediche inutili luigi einaudi

Quando traslocare, in Italia, era vietato

Mi è capitato tra le mani in questi giorni Prediche inutili, una raccolta di saggi e testi scritti da Luigi Einaudi, pubblicato nel 1959. In questo libro Einaudi racconta un po’ di tutto con gli occhi sul presente del suo tempo e questo rende molte delle 400 pagine, per me, lettrice random, una sorta di scatola magica di informazioni da approfondire.

C’è un Italia di cui non avevo mai sentito raccontare in quelle pagine e son dovuta ricorrere  agli archivi storici della Camera per capirne qualcosa di più.

Fino al 1961 erano in vigore in Italia due leggi, una del 1931 e una del 1939, che facevano sì non si potesse prendere la residenza né iscriversi all’ufficio di collocamento nel comune desiderato. Occorreva dimostrare di possedere un’occupazione stabile nel comune ove si intendeva andare a vivere per potervici trasferire: no, negli anni ’50 la stabilità occupazionale non era affatto una cosa normale e il “posto fisso” neppure.

A leggere di queste leggi e delle conseguenze che ebbero su migliaia di italiani nel secondo Dopoguerra, mi è sembrato di capire un po’ meglio la lentezza e la cecità con cui si vive il tema delle migrazioni oggi in Europa.

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Il quaderno delle terre di Pordenone. Storie di luoghi e di cibo.

E’ cominciato tutto un bel po’ di tempo fa, con Elisabetta Michielin che scrive, contatta, coinvolge e colleziona “Ok!” strada facendo.Tra i 15 ok ricevuti c’era anche il mio: è nato così “Il quaderno delle terre di Pordenone. Storie di luoghi e di cibo” da poco stampato da Kellermann editore.

Ancora non l’ho preso in mano, ma Elisabetta lo ha prontamente postato su Instagram.

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dimmi-che-credi-al-destino

Dimmi che credi al destino

Qualche settimana fa, andando da qualche parte, ho visto i portici della libreria Mondadori di Vercelli pieni di signore e ragazze in attesa. Mi sono avvicinata alla vetrina, ho letto la locandina e ho cercato un posticino dove sedermi.

Come perdersi una presentazione di Luca Bianchini? Come perdersi l’occasione di vederlo dal vivo?

Per un bel po’ di tempo la sua voce mi ha fatto compagnia ascoltando “Colazione da Tiffany” su Radio2. Mi sono accorta che mi mancava solo quando quella trasmissione è finita.

L’ho ritrovato poi nelle pagine di Vanity Fair (“Se vuoi fare politica leggiti ogni tanto Vanity Fair” mi consigliò un suo assiduo acquirente che all’epoca ne aveva tratto assai beneficio) ed era sempre lui, sulla carta come alla radio: nel suo piccolo un mix di coraggio, buon cuore e ottimismo.

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il gatto venuto dal cielo - takashi

Se un gatto venisse dal cielo

“Chibi aveva tutto il pelo dritto, tanto che sembrava le fosse cresciuta una pinna dorsale sulla schiena. La coda era gonfia come quella di un procione.”

C’è un gatto davvero, una micina per la precisione, ne “Il gatto venuto dal cielo” di Hiraide Takashi (ed. Einaudi), un libro di cui non si può dire niente, perché qualsiasi cosa è un po’ troppo e si rischierebbe forse di rompere quella sensazione lì, che vibra dentro a chi legge avendo vissuto una storia di gatti almeno una volta nella vita.

Non so come ci riesce Takashi. Sembra non raccontare niente, descrivere un sacco e poi ti ritrovi in poche pagine a sentire benissimo quel che capita all’io narrante.

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