I Pokemon, la serendipità, le storie

Mi è tornata voglia di scrivere. E sì, diamo pure la colpa ai Pokemon.

Perché quando cerchi qualcosa da raccontare e niente ti sembra ne valga abbastanza la pena, anche i Pokemon possono tornare buoni a portare un po’ di serendipità e a farti trovare cose inattese.

Perché in fondo è anche per catturare qualche Pokemon che oggi sono andata a fare colazione in corso Fiume, da Lesca, camminando per non sentirmi in colpa per quella deliziosa brioche, ed è per scappare da un grosso ragazzone in piazza Pajetta che, accortosi del mio tentativo di conquistare la “sua” palestra Pokemon, ha iniziato ad inseguirmi apostrofandomi in malo modo, che mi sono infilata tra le bancarelle del Barlafus, il mercantino dell’antiquariato e delle cose vecchie di Vercelli. E così, approfittando del fatto che ero sola, con marito in montagna e poca fretta di ritrovarmi a camminare per strade poco frequentate, mi sono fermata in una di quelle bancarelle piene di libri datati.

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il gatto venuto dal cielo - takashi

Se un gatto venisse dal cielo

“Chibi aveva tutto il pelo dritto, tanto che sembrava le fosse cresciuta una pinna dorsale sulla schiena. La coda era gonfia come quella di un procione.”

C’è un gatto davvero, una micina per la precisione, ne “Il gatto venuto dal cielo” di Hiraide Takashi (ed. Einaudi), un libro di cui non si può dire niente, perché qualsiasi cosa è un po’ troppo e si rischierebbe forse di rompere quella sensazione lì, che vibra dentro a chi legge avendo vissuto una storia di gatti almeno una volta nella vita.

Non so come ci riesce Takashi. Sembra non raccontare niente, descrivere un sacco e poi ti ritrovi in poche pagine a sentire benissimo quel che capita all’io narrante.

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