Essere cinici, senza mai perdere la tenerezza

Oggi ho letto un post (o articolo? Mah!) davvero brutto. Brutto al punto da provare fastidio.

Poi l’ho visto condividere da molti miei contatti. E il fastidio si è trasformato un po’ in rabbia.

Il post in questione s’intitola così: “La Melegatti non è il miracolo di Natale, è la tragedia dell’imprenditoria italiana” e non ci sarebbe un granché da dire se non fosse per il contenuto critico nei confronti della “campagna” di sensibilizzazione all’acquisto di pandori Melegatti.

Ma esattamente, che cosa abbiamo salvato?

Ci si chiede nell’articolo, quasi facendo credere che davvero acquistando dei pandori (ne hanno prodotti e distribuiti un milione e mezzo, non dieci milioni e mezzo) si sia salvata un’impresa in crisi. Un’impresa che non merita di essere salvata perché caratterizzata dalla cattiva gestione. Vero che a dicembre è stato firmato un accordo che ha evitato ai dipendenti la cassa integrazione, ma di qui ad affermare che sono state le vendite a permetterlo ce ne passa.

È comprensibile empatizzare con degli operai che si sarebbero trovati sotto Natale senza un’occupazione, ma con questa campagna stiamo premiando e facendo guadagnare gli ultimi soldi alla stessa gestione che ha piegato una società con una storia di 123 anni.

Io, come tanti, ho cercato ed acquistato un pandoro Melegatti. L’ho fatto nonostante non sia certo il miglior pandoro in commercio (argomento che mi pare assai di maggior rilievo rispetto agli effetti di una campagna marketing non brillante che l’azienda può aver condotto in passato, ma ovviamente per poter scrivere un post che contenga all’interno anche questa riflessione occorre un’indagine che vada oltre qualche ricerca su Google e anche qualche conoscenza che vada oltre al marketing), ma l’ho fatto così come altre volte ho partecipato ai cortei di lavoratori in lotta che non erano miei colleghi, così come altre volte sono stata fuori dai cancelli di fabbriche in crisi che non erano la mia. Aziende brillanti colpite da destino? Quasi mai. Crisi nate da scelte finanziarie e speculative? Da figli incapaci di gestire l’eredità dei padri? Quasi sempre.

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